Le news italiane di Michael Bublè



INTERVISTA A RADIO CAPITAL 28 GENNAIO 2005

29.01.2005

''Just your voice'' - Basta la voce


A Radio Capital, Michael Bublé: una carriera iniziata anche grazie al nonno Mitch,
originario di Treviso che voleva sentirlo cantare in italiano.
E senza strumenti!
E' la rivelazione del 2004.
E' il ventinovenne Michael Bublé, l'artista canadese di origine italiana che
dopo il successo mondiale del primo album torna ora con 'IT’S TIME',
in cui rispolvera ancora una volta i più grandi classici
della musica internazionale nel suo modo leggero, divertente ed elegante.

INTERVISTA COMPLETA SITO WEB CAPITAL RADIO


Intanto, un primo assaggio...

  • GLI AUDIO

    - IN ITALIANO (Dal Caffè di Radio Capital di venerdì 28 gennaio 2005)

    - IN INGLESE

  • LE FOTO!

  • Nuova pagina 1

    di FEDERICA PARIS di RADIO CAPITAL

    02-02-2005 - Tempo di swing: Michael Bublè è stato ospite a Radio Capital. Il giovane crooner canadese, di origini italiane, è venuto a trovarci nei nostri studi e ci ha parlato di sé e del suo nuovo disco "It's time". Un disco, anche questo, di cover: vecchi pezzi celebri come "Can't buy me love" dei Beatles e "How sweet it is" di Marvin Gaye.

    Non teme il confronto con le versioni originali?

    No, non temo il confronto, penso che i miei idoli, le persone che ho amato nella mia vita, come Frank Sinatra, Elvis Presley, sono stati interpreti di grandi canzoni. Loro non scrivevano, ma interpretavano canzoni di altri e spesso rifacevano pezzi famosissimi fatti da altri cantanti. E poi li personalizzavano, come cerco di fare anch'io. Perciò non ho paura del confronto. Ad alcuni piace, ad altri no: è una cosa che non posso controllare. Io posso fare solo quello che mi rende felice.

    Molte canzoni sono fedeli alle versioni originali, altre completamente diverse. E' lei che decide gli arrangiamenti?

    In questo secondo album, 'It's time', c'è solo una canzone con un arrangiamento uguale all'originale ed è "Under my skin". Credo sia il miglior arrangiamento che sia mai stato scritto e non saremmo mai riusciti a farne uno migliore. Perciò è un tributo ai più grandi arrangiatori. Ho cantato 'Under my skin' a modo mio, ma ho lasciato che parlasse da sé.

    Nel disco c'è anche la popolarissima "Quando quando quando" di Tony Renis: perché l'ha scelta?

    Perché sono cresciuto con un nonno che amava suonare. Quando mi ha fatto sentire la sua versione di "Quando quando quando" ho pensato: è una bella canzone, ma può venirne fuori una versione ancora più bella, un pochino più tenera e più soft. Ho pensato che il testo era molto sexy, elegante e così l'ho presa e l'ho traformata. Ma mi serviva una voce giovane, bella, di importanza internazionale. Nelly Furtado era l'unica. E' stato bello perché abbiamo fatto una versione in inglese e lei ne ha fatta un'altra in portoghese. E' stato sbalorditivo vedere rinascere una canzone così bella.

    Tra tante cover c'è un pezzo scritto da Michael Bublè, è 'Home', casa.

    Casa sigifica famiglia. Sento la mancanza delle persone che amo. Sono fortunato di fare quello che faccio, lo dico nella canzone. Questa è la mia vita. Ma allo stesso tempo, io sono lontano dalla mia famiglia. Lì ci sono le cose importanti per me. Certo, la mia carriera può andare avanti verso fama e fortuna, ma lì c'è sempre quello che mi tiene vivo e mi fa muovere. E' una canzone per loro.

    Lei hai già venduto 4 milioni di dischi nel mondo. Tutti la conoscono per le sue cover. In realtà, lei è anche autore di canzoni.

    Sì, faccio migliaia di canzoni, ma sono lì nel cassetto. Non so se finiranno nel prossimo cd. Se ci stanno bene col tema del disco, perché no? Ma io sono prima di tutto un interprete di grande musica.

    Prima o poi la chiamerà Hollywood. Ha mai pensato di fare l'attore?

    Solo se può aiutarmi nella mia carriera musicale, altrimenti non ho molto tempo, io. Viaggio molto, vado sempre in paesi diversi. Non so se avrò molto tempo per fare film o partecipare a show televisivi.

    Potrebbe fare Spiderman 3.

    Credo che abbiano bisogno di un fisico migliore per l'Uomo ragno....

    Cosa ci dice della sua famiglia?

    La mia famiglia è di origini italiane. Mio nonno era di Treviso mentre mia nonna era di Santa Lucia, non lontano da Pescara e io sono molto orgoglioso di essere un canadese con un background italiano.

    L'estate scorsa è andato a visitare la casa della sua bisnonna, a Villa Santa Lucia. Cosa le è rimasto di quel viaggio in Abruzzo?

    Mi hanno portato al piano di sopra, nella camera dove c'era ancora il letto nel quale nacque la mia nonna. Stare lì e vedere questo posto, vedere il luogo dal quale provenivo è stata un'esperienza molto emozionante. Non riesco a spiegare come mi sono sentito ma è stato molto toccante. Poi tutta la gente del paese vecchio è uscita dalle proprie case cantando e allora mi sono unito a loro. Mentre io guardavo il letto di mia nonna e la sua camera, dalle finestre sentivo la gente che intonava "Volare".

    Vivrebbe in Italia?

    Sì, la mia famiglia ha una proprietà a Treviso e io voglio fare di tutto per avere una casa in quella città. Roma mi piace molto ma preferisco i posti più tranquilli.

    A casa sua, in Canada, avete mantenuto qualche tradizione tipicamente italiana?

    Sì, mia nonna fa spesso gli gnocchi e io la prendo in giro e le dico: "Di sicuro hai comprato quelli surgelati". Lei naturalmente nega. Noi abbiamo un cuore caldo e ci vogliamo tutti molto bene e credo che questo provenga proprio dal sangue italiano. Siamo anche molto rumorosi e ci piace mantenere le nostre tradizioni. Credo che questo accada nelle famiglie molto unite.

    Quando ha cominciato a cantare e perché?

    Ho cominciato a cantare quando ero molto giovane ma non l'ho detto a nessuno perché ero piuttosto timido. Anche prima che cominciassi a cantare mio nonno mi faceva ascoltare i vecchi cantanti, voci bellissime come quelle di Sinatra, Dean Martin che non possono non piacere. Anche i testi delle loro canzoni sono molto belli, è facile ritrovarsi nelle parole che cantano perché parlano di amore, romanticismo. Tutti ci si possono immedesimare.

    E' vero che suo nonno Demetrio, detto Mitch, sarà felice solo quando le canterà 'Arrivederci Roma'?

     

    Mio nonno sarà contento solo quando smetterò di cantare in inglese. Lui vuole ogni cosa in italiano. Non vuole sentire alcuna band, vuole solo la mia voce, magari con lo schiocco delle mie dita. Nient'altro, solo la mia voce. Dice che tutto il resto è troppo rumoroso.

    Cosa prova quando canta?

    Quando sono felice, come ora, è difficile farmi stare zitto.

    Lei ha un background jazz, è cresciuto ascoltando Sara Vaughan, Ella Fitzgerald, ma il Canada è la patria di grandissimi musicisti come Joni Mitchel, Neil Young, Leonard Cohen: cosa pensa di loro?

    Sono molto orgoglioso di essere canadese e sono molto orgoglioso di loro perché credo che ci rappresentino in modo dignitoso. Il nostro è un Paese dove ci sono molte razze e molte culture diverse. Ovviamente se nomino tutte queste persone, Neil Young, Joni Mitchel, nessuno di loro è originario del Canada, le loro famiglie vengono da altri Paesi. Ed è proprio questo il bello del Canada, il fatto che veniamo tutti da paesi diversi. Noi abbiamo dovuto lottare, ancor più degli statunitensi, solo per avere la possibilità e l'opportunità di venire in America. In Canada c'è molta concorrenza, ci sono molte persone che hanno talento. Basta guardare Avril Lavigne, i Barenaked Ladies, Sarah McLachlan, K D Lang, Alanis Morissette sono tutti molto bravi. Far parte della loro categoria per me è un enorme privilegio.

    La gente la definisce il nuovo Sinatra, l'ha influenzata davvero The voice?

    Sì, mi ha influenzato come penso che abbia fatto con molti cantanti anche di generi diversi. Io non sono il nuovo Sinatra, non ci sarà mai un altro come lui. C'è solo un Frank Sinatra e, ad essere sinceri, non credo che ci sarà mai un altro Michael Bublé. Sinatra aveva una voce bellissima, interpretava le canzoni in modo splendido; mi piace molto il modo in cui cantava, la sua tecnica. Io però non bevo Martini, non indosso il cravattino e non ho mai voluto essere Sinatra. Lo prendo come un complimento.

     

    Tra tante canzoni, ce n'è una che preferisce?

    Sì, una di queste fa parte di questo album: "How sweet it is to be loved by you". A quanto pare però sono l'unico a pensarla così! Ho fatto di tutto perché uscisse il singolo in Italia. E' una delle canzoni che mi fa provare più emozioni. Ma è una cosa del tutto personale. Una volta ho avuto l'onore di sedermi accanto a James Taylor e gli ho detto che sono un suo grande ammiratore e che ho rubato una delle sue canzoni. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro nel riadattarla.

    C'è invece una canzone che non avrebbe voluto fare?

    Questa è una bella domanda! La cosa buffa è che molte delle canzoni del mio album non sono le mie preferite. Ma io non le faccio per me, le faccio per la gente. Sarò sincero: non mi dispiace "Save the last dance" ma di certo non la amo. La cosa buffa è che ogni volta che parlo con qualcuno, mi dice: Adoro "Save the last dance". E quando chiedo cosa ne pensano di "How sweet it is to be loved by you", mi rispondono.. mah, non è male. Questo fa capire quanto siano diversi i miei gusti da quelli del pubblico.

    Con chi le piacerebbe duettare?

    Tony Bennet, Bryan Adams e, perché no? anche Eminem. Mi piacerebbe che facesse un remix di una mia canzone. So che è un genere completamente diverso ma mi piace. Magari qualche anno fa avrei risposto, Michael Jackson ma adesso avrei paura che mi pizzichi il fondoschiena...

    Che ne pensa di Peter Cincotti?

    Credo che sia un grande pianista. Penso che faccia molto bene il suo lavoro, è un grande musicista di jazz. Sono contento per lui e mi fa piacere sostenerlo. L'ho incontrato qualche volta ed è stato sempre gentile con me. Credo che sia un giovane artista adorabile. Ci sono molti giovani artisti di talento che stanno facendo un buon lavoro come Jane Monheit, una giovane americana. Per non parlare di Diana Krall che ha aperto le porte a persone come me e Cincotti. Comunque quello che faccio io è completamente diverso da quello che fa Peter Cincotti. Va bene: lo odio e vorrei prenderlo a calci nel sedere!

    Che effetto le fa avere tanto successo?

    Questa domanda mi sorprende perché non sapevo di essere così famoso. Certo, mi piace essere conosciuto, mentirei se dicessi il contrario. Penso che piaccia a tutti. A parte il fatto che ti aiuta con le ragazze e poi è bello sentire la gente che dice: "E' il cantante migliore di tutti i tempi". E tu pensi: e' davvero così? Poi capisci che è tutta una fantasia, che non è reale e che tutto questo finisce molto in fretta. Ma al momento mi diverto molto, anche se so che tra qualche anno potrebbe finire e magari tornando in questa radio voi mi direte: Michael Bublè? Chi sei? Non ti vogliamo, pussa via!

    Per caso Van Morrison le ha detto qualcosa per la tua versione della sua 'Moondance'?

    Van Morrison sicuramente pensa che io sia uno dei migliori cantanti mai esistiti e che mi dovrebbero fare una statua. Sto mentendo, in realtà non ho idea di cosa pensi di me. Non ha mai detto nulla. Probabilmente, pensa che non ho fatto bene come lui. Lui sta facendo un sacco di soldi, spero di racimolare qualcosa anch'io. Per quanto riguarda George Michael, una volta l'ho sentito parlare di me con Barry Gibb, il cantante dei Bee Jees e so che apprezza il mio lavoro e che gli piacerebbe cantare con me. L'altro giorno poi, stavo guardando un programma televisivo con Tony Bennet, a un certo punto gli hanno chiesto chi era il suo cantante preferito e lui ha risposto che ero io. E' stato fichissimo!

    Nei concerti cerca il contatto anche fisico col pubblico, tocca, abbraccia, stringe mani: atteggiamento tipicamente nostrano. E' l'italiano che è in lei che cerca di uscire?

    Non so perché parlo anche con le mie mani. Io ho una famiglia molto unita e molto rumorosa, parliamo sempre a voce alta. Chi ci sente pensa che litighiamo, in realtà siamo abituati a conversare così. Siamo molto passionali e ci teniamo sempre in stretto contatto. Credo che questo salti all'occhio.

    Come va la sua vita sentimentale?

    La mia vita privata va abbastanza bene in questo periodo. Grazie per avermelo chiesto. Sto con una ragazza da molto tempo. Mi amava anche prima che diventassi qualcuno e questo è molto bello.

    Il primo marzo sarà a Sanremo. Sa cos'è Sanremo?

    Sì, ne ho molto sentito parlare. Io sarò lì la prima sera, non vedo l'ora! So che è una manifestazione enorme. E' la più grande alla quale si possa partecipare e ne sono molto orgoglioso. Credo che canterò, "Feeling good" e magari anche "How good it is to be loved by you".

    Un saluto agli ascoltatori di Radio Capital?

    Ciao, sono Michael Bublè, grazie a tutti per il sostegno che mi date. Non ce l'avrei mai fatta senza di voi. Farò di tutto per continuare a fare un buon lavoro ancora per molti anni e spero di tornare qui a parlarvi, molto presto.
     

    IT'S TIME

    1. Feeling Good - 1st single
    2. A Foggy Day (In London Town)
    3. You Don't Know Me
    4. Quando, Quando, Quando
    5. Home
    6. Can't Buy Me Love
    7. The More I See You
    8. Save The Last Dance For Me
    9. Try A Little Tenderness
    10. How Sweet It Is
    11. A Song For You
    12. I've Got You Under My Skin
    13. You And I
     

       
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    Michael Bublé a Radio Capital: un assaggio dell'intervista di Federica Paris (IN INGLESE) Una carriera iniziata anche grazie al nonno Mitch, originario di Treviso, che ha sempre creduto in lui. Ma che non sarà contento veramente finché Michael non si deciderà a cantare in italiano. E, soprattutto, finché suo nipote non rinuncerà agli strumenti che, a suo parere, coprono troppo la sua voce...

     




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