Il nuovo album It's Time, la critica, Nonno
Demetrio, Sanremo.
Michael Bublè, un "golden boy" partito da Vancouver per cantare il grande repertorio della canzone americana (e non solo), da Sinatra in giù. Se ne sentiva il bisogno? La domanda è ormai oziosa. Se in Italia il primo album di Michael è stato acquistato da 350mila persone (secondo solo a Vasco nel 2004 se si escludono le raccolte), imitate da milioni di appassionati sparsi per il mondo, la risposta è: sì. Sarebbe bello, allora, scoprire chi è il pubblico di Bublè. L'adulto nostalgico dello swing, piacevolmente sorpreso dal fresco timbro di un 29enne che canta Cole Porter in giacca e cravatta? O la ragazzina innamorata di un bel volto da affiancare ai poster dei Blue, di Robbie Williams...
Un bel mistero. Non è un mistero invece che il giudizio della critica su Bublè è condizionato dal suo successo, così popolare e inaspettato. Ci si arrovella per spiegare come Michael abbia potuto sfidare intoccabili miti senza farsi male. Rinunciando alla dietrologia nell'analisi del fenomeno, Bublè è un ragazzo con talento e stile. Brillante quasi quanto i suoi "ex inattaccabili" miti. E che il primo marzo sarà ospite nella prima serata del Festival di Sanremo. Abbiamo sperimentato il suo elegante "sense of humour" incontrandolo a Roma in occasione della presentazione del suo secondo album, It's Time, in uscita mondiale il 4 febbraio. Per saperne di più sul disco ecco il video
.'Quando quando quando' e il duetto con Nelly Furtado
Ho duettato con Nelly per una sorta di "nepotismo" nazionale. Siamo entrambi
canadesi... Scherzi a parte, Tony Renis e il mio produttore David Foster mi
hanno letteralmente perseguitato. Volevano che incidessi la canzone, ma io
non ero interessato, almeno non nella versione che mi era stata proposta. Un
giorno, in studio, mi sono soffermato sul testo, bellissimo. Ho deciso di
presentarlo in una forma elegante: una bossanova. Ho pensato allora a una
voce sexy, capace di cantare in portoghese. Nelly Furtado! Chi se non lei?
Nelly ha accettato subito, in passato aveva detto no ad artisti molto più
importanti di me. E ha suprato ogni mia aspettativa. Ero già un suo fan, ma
non conoscevo la sua versatilità. Mi sa che duetterò con le in I'm Like A
Bird...
Michael Bublè a Sanremo (ospite della prima serata, l'1 marzo)
Ho in mente una decina di pezzi da cantare... Scherzo ancora, ovvio. In
realtà non so cosa canterò. Forse Feeling Good, Home o
Quando quando quando. Alla fine sceglierò la canzone più adatta alle
aspettative del pubblico. Di Sanremo non conosco granché. Ma tante persone
diverse mi hanno detto "devi andarci, devi andarci...".
Grazie all'Italia...
Al di là del business, della promozione e del mercato, vorrei dire una cosa.
Grazie a tutti voi perché avete cambiato la mia vita. Il mio obiettivo era
di diventare un artista di successo. Sapete quanto è stato importante il
consiglio di mio nonno, Demetrio Santaga, originario di Treviso. Lui mi
diceva: lascia perdere l'inglese e gli Usa, devi pensare a far bene in
Italia. Peccato che io non parli l'italiano come lui, che mi debba limitare
a lavorare di fonetica per cantare nella vostra lingua parole che spesso non
comprendo.
In viaggio con Nonno Demetrio
L'anno scorso mi ha accompagnato in Italia seguendomi per i concerti. Ha 79
anni, ma quando è sbarcato qui era felice come un 15enne. Durante il primo
show, mi sembra ci trovassimo a Lucca, ho chiamato mio nonno al microfono.
Tremava come una foglia, è riuscito a stento a sussurrare un "Grazie". Al
quinto concerto urlava "Grazie a tutti!" e mandava baci alla platea. Siamo
andati anche nel paese di mia nonna, Villa Santa Lucia, in provincia
dell'Aquila. Il sindaco mi ha donato le chiavi della città e ci ha
accompagnati davanti alla casa natale di mia nonna. E Demetrio ha pianto di
commozione. Se anche dovessi vendere 10 copie di It's Time io vi
ringrazio per la felicità di quei momenti.
Bublè, non solo Swing
Se durerò quando la "moda" dello swing sarà passata? Innanzitutto non
parlerei di moda: lo swing è lì da cent'anni. E' musica troppo bella per
morire. E poi lo swing è un particolare "groove" ritmico. Se ascoltate a
fondo i miei dischi scoprirete che non c'è solo swing, ma anche rock'n'roll,
bossa. Tutto questo per dire che io non sono un cantante swing, ma un
interprete di belle canzoni. Nei momenti difficili troverò sempre una buona
canzone da cantare. E poi, se fossi solo un cantante di swing, che ne
sarebbe della mi carriera di rapper?
Home (l'unica canzone di It's Time scritta da Bublè)
Non parla della lontananza da casa, ma delle lontananza dagli affetti
familiari, dalle persone care. Sto vivendo una favola, il successo è una
favola. La realtà è la mia famiglia e non lo dimentico.
Il successo
Il successo non ha nessuna garanzia. Oggi vivo una stagione fantastica,
milioni di dischi venduti, concerti, sorrisi, popolarità. Ma tutto questo
potrebbe finire all'improvviso. Per questo dò così tanto valore alla mia
famiglia. So che è lì, che mi vuole bene. La realtà è la mia famiglia, dove
tornerò sempre.
Perché un altro album di cover?
Lo so, avevo parlato all'epoca del primo album del mio desiderio di scrivere
canzoni. Non ho di certo abbandonato l'idea, Home lo dimostra, una canzone
che parla di me, dei miei sentimenti. Ma ho creduto che fosse prematuro fare
il salto adesso. In fondo, ho venduto milioni di dischi reinterpretando
standard del pop classico. Perché avrei dovuto far digerire a tutte le
persone che hanno comprato il primo disco un cambiamento così drastico?
Perché adesso sono Michael Bublè? Sono davvero più bravo degli autori che
hanno scritto quelle fantastiche canzoni? Per rispetto del mio pubblico ho
scelto di non cambiare.
Come ti rifaccio i Beatles
Quando mi pace una canzone pop, penso sempre a come potrei impadronirmene,
farla mia. Ecco perché alcune cover risultano tanto diverse dall'originale.
E' successo per i Beatles (Can't Buy Me Love), Marvin Gaye (How Sweet It's
To Be Loved By You), Stevie Wonder (You And I). Il brano dei Fab Four è
stato il più controverso. Mi piaceva da morire, potente e veloce. ma fino
all'ultimo quelli dell'etichetta volevano che lo cancellassi dalla tracklist.
Ma io ho resistito...
Crisi del disco? Io la batto così
E' vero, l'industria vive tempi difficili. Io posso dire che per vendere
dischi bisogna lavorare duro. Bisogna viaggiare, cantare, muoversi per far
conoscere la propria musica. Non basta incidere un disco e aspettare che la
radio faccia il suo lavoro. Per ottenere di più ci vuole tanto lavoro, solo
così puoi conquistare chi ama la musica.
(28 gennaio 2005)