17-05-2008 by domenico
 | Il cross over di Piero Mazzocchetti a Toronto «Canto “O sole mio” ma non sono stereotipi»
TORONTO - Era venuto a Toronto dieci anni fa per una vacanza studio per imparare l’inglese. Oggi torna da protagonista per cantare i successi che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Piero Mazzocchetti, 30 anni, cantante e tenore, terzo classificato nella categoria “Campioni” al Festival di Sanremo 2007 con il brano Schiavo d’amore (titolo anche del suo primo album in Italia), si è esibito ieri sera sul palco del Courthouse, invitato dalla Chin Radio di Lenny Lombardi e dalla Dharma di Adriano Aragozzini,.
Passa con disinvoltura dai classici al pop, si esibisce in un’appassionata versione di “Nessun dorma”, rende omaggio a Frank Sinatra, interpretando i suoi più celebri evergreen, e poi torna di prepotenza in Italia, sfoggiando il meglio del repertorio musicale napoletano, fra cui, ovviamente, l’intramontabile “O sole mio”. «Sono tutti brani che coinvolgono molto il pubblico, che lo “prendono d’acchiappo”, ma la mia - spiega il cantante - non è una scaletta “ruffiana”. Sono io il primo a emozionarsi sul palcoscenico e le mie emozioni poi arrivano anche al pubblico. La musica è uno dei più potenti mezzi di comunicazione e l’unico linguaggio che riesce a rinnovarsi senza pregiudizi e senza essere soggetto alla decadenza».
Lei ha una formazione classica ma in Italia è conosciuto soprattutto come cantante pop.
«Sì, è vero. Ho studiato pianoforte al conservatorio e dopo lirica a Pescara, ma non ho mai trascurato la passione per la musica leggera e non credo siano in contrapposizione. Si chiama “cross over”, è la contaminazione di pop e classico, che fusi insieme diventano un’unica sostanza. È quello che ha fatto Pavarotti, la mia voce guida, che aveva la straordinaria capacità di cantare in modo “leggero” e lirico insieme. Con lui la musica classica si è aperta a quella pop e così anche il pubblico dei “non addetti ai lavori” è stato in grado di apprezzare la lirica».
Cantando i classici del repertorio napoletano, non c’è il rischio di contribuire ad alimentare alcuni stereotipi sulla cultura italiana già molto radicati all’estero?
«In Germania ho avuto qualche problema di questo tipo. All’estero gli italiani sono un po’ tutti considerati “mangiaspaghetti”, pizza e mandolino, ma di fronte a “O Sole mio” o “Nessun dorma” non c’è stereotipo che tenga. È una standing ovation garantita, ma non perché sono canzoni o arie famose. Perché sono davvero espressione di un patrimonio culturale, oltre che musicale, che proprio non può essere ridotto a nessuno stereotipo».
A proposito di stereotipi. Gli italiani sono famosi anche per essere scaramantici. Lo è anche lei?
«Sì, sono molto scaramantico. Quando canto porto sempre un cornettino dentro la giacca, che mi ha regalato il mio impresario Aragozzini prima di salire sul palco dell’Ariston, per il mio vero debutto italiano. Spero che in futuro me ne regali uno più grande».
E che progetti ha per il futuro?
«Il futuro lo vivo nel presente. Per me l’importante è riuscire a realizzarmi giorno dopo giorno: è così che pianifico il futuro. Non mi piace guardare troppo lontano perché spesso chi lo fa dimentica di assaporare i piaceri e le gioie del presente e di non cogliere l’attimo».
Cos’è per lei il successo?
«Niente che si possa misurare in termini di servizi fotografici, articoli sui giornali, passaggi in tv o autografi. Per me il successo vuol dire raggiungere i miei obiettivi e riuscire a farlo a modo mio, rispettando me stesso».
notizia tratta dal sito web :
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